Domenica, 23 Agosto 2020 12:32

Pandemia del desiderio

Scritto da Sal Giampino
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Nello spirito umano, e intendo spirito in modalità e funzione strettamente spiritualista di percezione delle vibrazioni umane, insiste una capacità di diffusione automatica che non ha alcuna necessità di strumenti esterni atti alla manifestazione e ratifica del pensiero coatto.

Questi strumenti sono e diventano, così, sempre più potenti e induttori proprio come fossero dei vasi comunicanti in cui l'osmosi del pensiero-desiderio si sostanzia e si perpetua attraverso il cosiddetto, e linguisticamente comune "passaparola".

Termine inviso ai pubblicitari che hanno il compito di non consentire che sia questo il primo o unico, spesso voluto dai commitenti per ragioni d'investimento economico, automatico strumento di diffusione di un pensiero coercitivo che non abbia attraversato il loro imprimatur tecnico-comunicazionale. Ed in effetti, ciò è reale.

Il creativo pubblicitario nasce professionalmente per sopperire alla mancanza di contenuti oggettivamente chiari e spendibili in funzione della "vendita" di un primo pensiero innescante curiosità, voglia di esistere per se e per gli altri, desiderio di riconoscibilità collegata e contestualizzata all'interno di un NOI definito, che sia gruppo di consumo, religione, o partito politico, non importa. Strettamente coesistente con questa dinamica realistica, l'essere comunicatore, per conto dei nuclei di produzione e produttività di ogni nazione, ha trovato utile inventarsi una logica, quanto banale, creazione di una parallela realtà "illusoria" che conducesse alla irreale necessità di un qualcosa, di un pensiero, di un'appartenenza. Questo, ha prodotto, fin dagli anni cinquanta negli Stati Uniti, e sessanta presso di noi in Europa, quella voglia di ottenimento del superfluo che ha condotto il consumatore di notizie, di informazioni e di alimenti, a fagocitare ogni cosa fino a divorare se stesso, la propria capacità di giudizio, la propria felicità. Ed è per questo che, oggi, possiamo affermare che:

"NON C'E' MIGLIOR CONSUMATORE DI UN CONSUMATORE SCONTENTO".

Questo è l'assunto tecnico da cui viene generata ogni azione pubblicitaria. E se il senso di questo assunto non esiste, occorre crearlo.

La comunicazione pubblicitaria ha in sè un'indole inconscia che potremmo definire di tipo "fascista", in quanto ci giunge da un'intenzione di supremazia di marca e di imposizione di contenuti che conducono, attraverso stratagemmi di ordine linguistico-induttivo-ipnotico, a lasciar cogliere, al consumatore, ovviamente indirizzato su di un percorso di obbligata lettura, al riconoscimento dei propri bisogni reali o sognati.

L'aspetto pandemico di tutto ciò fa riferimento ai due cardini esposti fin qui: la funzione spiritualista e quella comunicazionale. La prima di ovvia emissione naturale/vibrazionale; la seconda di, altrettanto ovvia, funzione addomesticante.

Quando si parla di diffusone pandemica occorre chiarire che spiritualmente una malattia pandemica come potrebbe essere la peste, che nasce e si manifesta improvvisamente, così come ha termine improvvisamente, non è diffusa solamente da quelli che vengono definiti batteri dalla medicina convenzionale, ma anche dall'emissione di pensiero-paura. Non si spiegherebbe, se no, l'esistenza dei "monatti" che riuscivano e riescono, anche oggi, a sopravvivere indenni, oltretutto lucrando sulla morte di altri; nè, mi corre l'obbligo di dire da creativo, degli untori che, così come i pubblicitari e i comunicatori e i giornalisti, riuscivano e riescono a sopravvivere e a lucrare, nel diffondere, gli uni e gli altri, il male pestifero e il coercitivo pensiero-desiderio pandemico.

Ogni giorno, la società odierna, è costantemente indotta e monitorata attraverso tutta una serie di adduzioni che, attraverso comunicati commerciali e comunicati sociali, che consentono ad aziende e entità politiche di sfruttare la "funzione addomesticante", producono parte di quest'effetto pandemico di cui possiamo essere testimoni estranei e guardoni, parte attiva, e succubi. Dipende dal nostro libero arbitrio, dalla nostra integrità, dalla nostra capacità di autocritica e infine, dalla nostra appartenenza a un Sè.

Ma attenzione! Oggi il cosiddetto consumismo non ha più la sola accezione mercantil-commerciale, ma purtroppo, anche la nuova peculiare decodifica di "Consumismo Relazionale". La società è, infatti, subissata da messaggi pubblicitari che ci dicono cosa mangiare, come vestirci, cosa può renderci felici, ma anche quale tipo di relazione col mondo dobbiamo avere: "Tanti amici per uscire tutte le sere, conoscenze ancora di più per far numero su FB, Instagram, Twitter...Altrimenti non sei nessuno.". E nessuno c'è quando ti decidi, o hai la necessità di parlare con qualcuno fisicamente, di prendere insieme un caffè, di avere un appoggio. E' chiaro che questo atteggiamento consumistico dei sentimenti non rende felici, anzi porta le masse ad approcciare una tendenza "mordi e fuggi" in ogni tipo di relazione sociale. Per questo motivo l'approccio relazionale anche nelle espressioni amicali o sentimentali non è più di amore, ma di utilizzo delle persone.

Il mondo sta proiettando le proprie abitudini consumistiche anche sulle sfere affettive-relazionali. Ormai si compra tanto, si spreca tanto, si butta via tanto. Fisicamente o virtualmente si incontrano migliaia di persone, ormai. Ed ognuno è posto nella condizione/capacità di cancellare o bannare dalla propria esistenza chiunque altro. E senza dare alcuna spiegazione all'interessato.

La responsabilità di tutto ciò, però, è dell'essere umano e non degli strumenti a sua disposizione. L'uso che si può fare di un Social è strettamente correlato ad una scelta che è frutto di condizione culturale, di sensibilità, di capacità percettiva delle vibrazioni umane.

E così torniamo allo spiritualismo.

Cosa spinge l'essere umano ad instaurare questo tipo di relazioni temporanee e utilitaristiche? E' probabile che sia una "ferita" fondamentale che coinvolge lo sviluppo dell'intera società mass-mediatica. Dai nostri nonni ad oggi, il mondo è sostanzialmente diverso. L'essere umano non ha mantenuto la capacità mnemonico- cellulare che riconduce tutti ai nonni e alle considerazioni di utilità reale delle cose. Tutti gli esseri umani, oggi, sono più insicuri, si sentono aggrediti dal mondo, cercano protezione rinchiudendosi in se stessi. I problemi economici, dell'inquinamento globale e le perduranti crisi economiche, hanno sconvolto e creato squilibrio emozionale. Lo Yang-Yn dell'esistenza umana vive una costante paura vibrazionale che impedisce all'umanità di relazionarsi correttamente, immaginando così di poter evitare di soffrire. Si cerca l'amicizia effimera e utile perchè è l'unica capace di destrutturare quel rumore mentale che conduce all'incertezza di essere, in quanto consente di non mettersi in discussione. Ed è per questo che l'essere umano molla ogni cosa per rimanere a galla, nascondendosi sotto il superficiale della superficie delle cose: una coperta trasparente che rende ogni cosa tangibile, ma distante. Ed è una realtà osservabile solo in modalità "flou". Tutto ciò ha condotto alla "crisis" che è crisi, ma è anche opportunità di crescita, e lo sarebbe, abbandonando questa immaturità personale spesso fortificata dal digitale. Ne abbiamo avuto immediato esempio, noi cittadini di questo gruppo urbano, pochi giorni fa, con l'omicidio di una ragazza addotta da un NOI disobbediente ad ogni logica di amore senza condizioni. Chè, se gli accertamenti inquirenti dovessero condurre ad una motivazione di fondo legata a contenuti di ordine monetario e non solo edonistico, confermerebbero questo mio assioma tra la condizione sociale di "paura" e l'assetto pandemico di questa, derivato da quell'altra condizine sociale che è l'addomesticamento comunicazionale che conduce verso l'obnubilante percezione del "mordi e fuggi" sentimentale che produce desiderio di cancellazione; un desiderio che, quando non supportato da sensiblità e preparazone civico-culturale, non distingue tra "bannare" su un social e uccidere, massacrando a pugnalate un'amica da cancellare dalla propria esistenza. E se non si avrà la capacità di reagire con amore di Sè a questa paura della propria ferita emozionale, individuata nell'incapacità di crescere personalmente nel cambiamento del mondo, nessuno avrà più la possibilità di dar vita al proprio tempo e al proprio esistere nell'essenza del proprio essere, esprimendo una nuova capacità pandemica: quella del non avere.

Salvatore Giampino

Letto 188 volte Ultima modifica il Venerdì, 20 Novembre 2020 17:53

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